Rallenta il mercato immobiliare a Palermo che, nel primo semestre del 2009, fa registrare un calo nelle quotazioni degli immobili del 10 per cento.
A rivelarlo è il report semestrale del gruppo Gabetti che ha analizzato i movimenti del mercato, tra compravendita e affitto, dell' intera area palermitana.
Il settore che più ha sofferto è stato quello della prima casa.
La crisi congiunturale, con il conseguente restringimento delle vie di accesso al credito, ha accresciuto ulteriormente le difficoltà di giovani coppie e famiglie che vogliono fare il grande passo, acquistando un immobile.
«Sempre più spesso - spiegano dalla Tecnocasa - ci troviamo di fronte a situazioni molto tristi: vengono da noi famiglie che, pur avendo già dei finanziamenti da pagare che incidono sull' unica busta paga che arriva alla fine del mese, vorrebbero comprare una casa tutta per loro.
Purtroppo però i tempi sono cambiati, le banche sono meno generose in fatto di prestiti e per molti la casa di proprietà rimane un sogno».
A confermare di questa inversione di tendenza anche i dati che vengono dal settore degli affitti, con i canoni che sono rimasti costanti rispetto allo scorso anno.
Ma come variano i prezzi all' interno della città?
11 novembre 2009
Mattone ancora giù: prezzi scesi del 7,5%
L’analisi della Gabetti, confronto col 2008
«Affari nell’hinterland, lì costruito troppo»
Guizza e Salboro. Ma anche Brusegana, Chiesanuova e Montà.
E poi la primissima cintura urbana, Albignasego, Rubano e Mestrino.
Dove rivolgersi, in questi tempi di crisi economica, per comprare o affittare casa? Anzitutto — secondo «Gabetti property solutions agency», il gruppo in franchising specializzato nel settore immobiliare (l’ufficio di Padova è in via Monterotondo 1)— nei quartieri periferici suddetti, ma comunque ben serviti da strade, tangenziali e trasporto pubblico.
E poi nel cosiddetto hinterland cittadino, facendo ormai parte della grande Area metropolitana, dove l’eccesso di offerta ha generato una drastica e vantaggiosa riduzione dei prezzi.
«Affari nell’hinterland, lì costruito troppo»
Guizza e Salboro. Ma anche Brusegana, Chiesanuova e Montà.
E poi la primissima cintura urbana, Albignasego, Rubano e Mestrino.
Dove rivolgersi, in questi tempi di crisi economica, per comprare o affittare casa? Anzitutto — secondo «Gabetti property solutions agency», il gruppo in franchising specializzato nel settore immobiliare (l’ufficio di Padova è in via Monterotondo 1)— nei quartieri periferici suddetti, ma comunque ben serviti da strade, tangenziali e trasporto pubblico.
E poi nel cosiddetto hinterland cittadino, facendo ormai parte della grande Area metropolitana, dove l’eccesso di offerta ha generato una drastica e vantaggiosa riduzione dei prezzi.
10 novembre 2009
Agenti immobiliari
Agente immobiliare la seconda professione più antica di sempre o più spesso meglio chiamato come un tempo mediatore.
Sembrerebbe una professione oggi oramai passata di moda per via della crisi.
Potrà sotto certi aspetti riservare ancora delle serie opportunità in virtù anche di una crescente richiesta della figura professionale numericamente carente e professionalmente deficitaria.
Le richieste continuano a susseguirsi dalle stesse agenzie, franchising e non sono ai massimi del mercato come richiesta.
Secondo quanto dice Bruno Vettore amministratore delegato di Gabetti franchising: "il mercato c'è e i migliori non avranno grandi difficoltà a trovare spazio anche in questo periodo di rallentamento."
Ricordiamo che Gabetti con la chiusura della rete di proprietà diretta, aveva dato fine alla possibilità di assunzioni dirette da parte della casa madre.
Bisogna pensare che in Italia solo meno della metà delle case compra-vendute passa dalle agenzie immobiliari.
E allora che fare ?
Per diventare novelli agenti non sono richiesti titoli di studio specifici ma è sufficiente un diploma, svolgere un periodo di pseudo-tirocinio in agenzia e frequentare il corso con relativo esame abilitativo per avere titolo di essere iscritti nel ruolo della Camera di commercio nella sede della propria residenza per poter esercitare la professione.
E per chi punta più in alto ? Consulenze immobiliari ad alto livello ?
Il lavoro è lo stesso sostanzialmente, verranno seguiti immobili di grandi dimensioni e valore per lo più utilizzati direttamente da società, per investimento o per consolidamento patrimomi.
La richiesta anche in questo settore particolareggiato è elevata.
Sono necessarie però una grande esperienza e la possibilità di studi specifici come i master universitari.
Sembrerebbe una professione oggi oramai passata di moda per via della crisi.
Potrà sotto certi aspetti riservare ancora delle serie opportunità in virtù anche di una crescente richiesta della figura professionale numericamente carente e professionalmente deficitaria.
Le richieste continuano a susseguirsi dalle stesse agenzie, franchising e non sono ai massimi del mercato come richiesta.
Secondo quanto dice Bruno Vettore amministratore delegato di Gabetti franchising: "il mercato c'è e i migliori non avranno grandi difficoltà a trovare spazio anche in questo periodo di rallentamento."
Ricordiamo che Gabetti con la chiusura della rete di proprietà diretta, aveva dato fine alla possibilità di assunzioni dirette da parte della casa madre.
Bisogna pensare che in Italia solo meno della metà delle case compra-vendute passa dalle agenzie immobiliari.
E allora che fare ?
Per diventare novelli agenti non sono richiesti titoli di studio specifici ma è sufficiente un diploma, svolgere un periodo di pseudo-tirocinio in agenzia e frequentare il corso con relativo esame abilitativo per avere titolo di essere iscritti nel ruolo della Camera di commercio nella sede della propria residenza per poter esercitare la professione.
E per chi punta più in alto ? Consulenze immobiliari ad alto livello ?
Il lavoro è lo stesso sostanzialmente, verranno seguiti immobili di grandi dimensioni e valore per lo più utilizzati direttamente da società, per investimento o per consolidamento patrimomi.
La richiesta anche in questo settore particolareggiato è elevata.
Sono necessarie però una grande esperienza e la possibilità di studi specifici come i master universitari.
09 novembre 2009
Adeguamento Istat, come va calcolato
Per i contratti stipulati prima del 31 dicembre 1998, il canone d'affitto va automaticamente aggiornato ogni anno in misura pari al 75% della variazione accertata dall’Istat
Ho un appartemento in affitto a Milano e la domanda riguarda l'adeguamento Istat annuale.
Al punto 6 del mio contratto (valido dal 1.10.2004 con durata di anni 4 + 4) si dice che "le parti convengono che il canone subirà automaticamente l'aggiornamento Istat annuale".
La rivalutazione annuale da applicare è del 75% o del 100%? (Luisa R.)
L’art. 24 della L.392/78 (equo canone) stabilisce che, per gli immobili adibiti ad uso abitazione il canone di locazione venga automaticamente aggiornato ogni anno in misura pari al 75% della variazione accertata dall’ISTAT.
Con l’entrata in vigore della L. 431 del 31 dicembre 1998 il richiamato art. 24 rimane applicabile per le locazioni abitative stipulate prima di tale data.
Per i successivi contratti l’adeguamento del canone di locazione deve essere previsto tra le clausole contrattuali.
La richiesta di aggiornamento del canone deve essere avanzata mediante lettera raccomandata o atto equipollente dal locatore.
Ho un appartemento in affitto a Milano e la domanda riguarda l'adeguamento Istat annuale.
Al punto 6 del mio contratto (valido dal 1.10.2004 con durata di anni 4 + 4) si dice che "le parti convengono che il canone subirà automaticamente l'aggiornamento Istat annuale".
La rivalutazione annuale da applicare è del 75% o del 100%? (Luisa R.)
L’art. 24 della L.392/78 (equo canone) stabilisce che, per gli immobili adibiti ad uso abitazione il canone di locazione venga automaticamente aggiornato ogni anno in misura pari al 75% della variazione accertata dall’ISTAT.
Con l’entrata in vigore della L. 431 del 31 dicembre 1998 il richiamato art. 24 rimane applicabile per le locazioni abitative stipulate prima di tale data.
Per i successivi contratti l’adeguamento del canone di locazione deve essere previsto tra le clausole contrattuali.
La richiesta di aggiornamento del canone deve essere avanzata mediante lettera raccomandata o atto equipollente dal locatore.
Meno costi in azienda con uffici più piccoli
Le spese immobiliari possono arrivare a costituire la seconda voce di bilancio dopo il personale
I costi immobiliari di un'azienda possono arrivare a costituire la seconda voce di spesa in bilancio dopo il personale. Sebbene questo tipo di costi sia spesso considerato immutabile per mancanza degli strumenti adatti a poterli valutare, un cambiamento può portare a risultati positivi, concreti, e valutabili in dati economici, indipendentemente dal fatto che la conclusione dello studio di fattibilità porti a prediligere il trasferimento oppure a modificare la situazione esistente sul sito esistente.
Un ufficio è buono perché funziona e, dopo un'incidenza positiva sulla produttività, può/deve essere anche bello. Ma oggi c'è una considerazione in più da fare.
Una corretta riconfigurazione degli spazi
Gli standard spaziali in uso dieci anni fa non corrispondono agli attuali, considerando anche che gli edifici di recente realizzazione garantiscono un'efficienza spaziale decisamente migliore.
Con una rapida verifica del rapporto tra spazio occupato e numero dei dipendenti le aziende quindi hanno la possibilità di capire in modo semplice e intuitivo se esistono o meno margini per poter risparmiare.
Una “corretta” riconfigurazione permette di ridurre sensibilmente lo spazio necessario, nonché i costi di locazione e di conseguenza di manutenzione.
Risparmi che in un'azienda di anche di soli 50/100 dipendenti potrebbero risultare tutt'altro che insignificanti.
I nuovi spazi grazie a soluzioni che offrono potenzialità prima inesistenti sono percepiti comunque come ampi e confortevoli dal personale, che spesso non si accorge della riduzione delle aree (…”quando dico che siamo in 100 mq meno di prima, non mi credono”: è un complimento ricevuto da un country Manager da dividere ovviamente con il progettista dell'edificio).
B2B24.it
I costi immobiliari di un'azienda possono arrivare a costituire la seconda voce di spesa in bilancio dopo il personale. Sebbene questo tipo di costi sia spesso considerato immutabile per mancanza degli strumenti adatti a poterli valutare, un cambiamento può portare a risultati positivi, concreti, e valutabili in dati economici, indipendentemente dal fatto che la conclusione dello studio di fattibilità porti a prediligere il trasferimento oppure a modificare la situazione esistente sul sito esistente.
Un ufficio è buono perché funziona e, dopo un'incidenza positiva sulla produttività, può/deve essere anche bello. Ma oggi c'è una considerazione in più da fare.
Una corretta riconfigurazione degli spazi
Gli standard spaziali in uso dieci anni fa non corrispondono agli attuali, considerando anche che gli edifici di recente realizzazione garantiscono un'efficienza spaziale decisamente migliore.
Con una rapida verifica del rapporto tra spazio occupato e numero dei dipendenti le aziende quindi hanno la possibilità di capire in modo semplice e intuitivo se esistono o meno margini per poter risparmiare.
Una “corretta” riconfigurazione permette di ridurre sensibilmente lo spazio necessario, nonché i costi di locazione e di conseguenza di manutenzione.
Risparmi che in un'azienda di anche di soli 50/100 dipendenti potrebbero risultare tutt'altro che insignificanti.
I nuovi spazi grazie a soluzioni che offrono potenzialità prima inesistenti sono percepiti comunque come ampi e confortevoli dal personale, che spesso non si accorge della riduzione delle aree (…”quando dico che siamo in 100 mq meno di prima, non mi credono”: è un complimento ricevuto da un country Manager da dividere ovviamente con il progettista dell'edificio).
B2B24.it
Quotazioni immobili stabili in localita' turistiche VDA
I prezzi nelle località turistiche valdostane sono nel complesso stabili. Lo indica un'indagine elaborata dal marchio di franchising immobiliare Tecnocasa.
Le uniche eccezioni sono rappresentate da Ayas-Champoluc, dove i prezzi crescono del 2,5%, e Courmayeur, dove l'aumento è del 6,4%.
Nel primo caso si è registrato, nei primi sei mesi del 2009, un aumento della domanda di immobili, in particolare trilocali e soprattutto nella zone più periferiche, maggiormente soleggiate, come ad esempio Antagnod, dove una casa nuova è quotata mediamente 6.500 euro al metro quadrato.
Gli acquirenti arrivano prevalentemente da Milano, Torino e Genova.
La crescita di valore.
Diversa la situazione a Courmayeur, dove l'aumento delle quotazioni è da ricercarsi, secondo Tecnocasa, nelle nuove costruzioni dai prezzi mediamente elevati (tra i 10.000 e i 12.000 euro al metro quadrato) e dal conseguente spostamento della domanda sull'usato, la cui bassa offerta sul mercato ne ha però determinato l'aumento dei prezzi. La ricerca della seconda casa a Courmayeur arriva principalmente da acquirenti lombardi e liguri.
Tra le altro località turistiche, Tecnocasa segnala la zona di Gressoney, dove i prezzi sono stabili pur in presenza di una lieve ripresa delle compravendite con acquirenti soprattutto da Milano e provincia. L'indagine evidenzia lo sviluppo edilizio nella zona di Staffal, nei pressi degli impianti di risalita, con appartamenti quotati attorno a 5.000 euro al metro quadrato, e la zona di Pont Sec, dove gli alloggi di nuova costruzione sono venduti tra i 5.000 e gli 8.000 euro al metro quadrato.
Anche a Valtournenche e Cervinia le quotazioni sono stabili, ma secondo Tecnocasa "il budget medio di chi acquista si è ridotto".
I prezzi oscillano dai 4.000 euro per una casa ristrutturata a Valtournenche ai 6.000 euro per le costruzioni nel centro di Cervinia.
Calano invece i prezzi a Saint-Vincent, soprattutto nelle zone centrali "dove la carenza di box e di posti auto e quindi le difficoltà di parcheggio hanno contribuito a ridimensionare le domanda per uso residenziale e quindi anche le quotazioni", fissate tra i 2.000 e i 3.900 euro. Prossime alla sede del Casinò, registrano invece un mercato dinamico le località di Emarese e Montjovet.
Secondo Tecnocasa fa mercato a sé l'area di La Thuile, "sempre all'avanguardia per quanto riguarda piste e impianti sciistici" e per questo 'frequentata da ''un turismo di età mediamente più giovane".
Qui le quotazioni vanno da 2.000 a 6.000 euro al metro quadrato. (ANSA).
Regione Autonoma Valle d'Aosta
Le uniche eccezioni sono rappresentate da Ayas-Champoluc, dove i prezzi crescono del 2,5%, e Courmayeur, dove l'aumento è del 6,4%.
Nel primo caso si è registrato, nei primi sei mesi del 2009, un aumento della domanda di immobili, in particolare trilocali e soprattutto nella zone più periferiche, maggiormente soleggiate, come ad esempio Antagnod, dove una casa nuova è quotata mediamente 6.500 euro al metro quadrato.
Gli acquirenti arrivano prevalentemente da Milano, Torino e Genova.
La crescita di valore.
Diversa la situazione a Courmayeur, dove l'aumento delle quotazioni è da ricercarsi, secondo Tecnocasa, nelle nuove costruzioni dai prezzi mediamente elevati (tra i 10.000 e i 12.000 euro al metro quadrato) e dal conseguente spostamento della domanda sull'usato, la cui bassa offerta sul mercato ne ha però determinato l'aumento dei prezzi. La ricerca della seconda casa a Courmayeur arriva principalmente da acquirenti lombardi e liguri.
Tra le altro località turistiche, Tecnocasa segnala la zona di Gressoney, dove i prezzi sono stabili pur in presenza di una lieve ripresa delle compravendite con acquirenti soprattutto da Milano e provincia. L'indagine evidenzia lo sviluppo edilizio nella zona di Staffal, nei pressi degli impianti di risalita, con appartamenti quotati attorno a 5.000 euro al metro quadrato, e la zona di Pont Sec, dove gli alloggi di nuova costruzione sono venduti tra i 5.000 e gli 8.000 euro al metro quadrato.
Anche a Valtournenche e Cervinia le quotazioni sono stabili, ma secondo Tecnocasa "il budget medio di chi acquista si è ridotto".
I prezzi oscillano dai 4.000 euro per una casa ristrutturata a Valtournenche ai 6.000 euro per le costruzioni nel centro di Cervinia.
Calano invece i prezzi a Saint-Vincent, soprattutto nelle zone centrali "dove la carenza di box e di posti auto e quindi le difficoltà di parcheggio hanno contribuito a ridimensionare le domanda per uso residenziale e quindi anche le quotazioni", fissate tra i 2.000 e i 3.900 euro. Prossime alla sede del Casinò, registrano invece un mercato dinamico le località di Emarese e Montjovet.
Secondo Tecnocasa fa mercato a sé l'area di La Thuile, "sempre all'avanguardia per quanto riguarda piste e impianti sciistici" e per questo 'frequentata da ''un turismo di età mediamente più giovane".
Qui le quotazioni vanno da 2.000 a 6.000 euro al metro quadrato. (ANSA).
Regione Autonoma Valle d'Aosta
07 novembre 2009
La nuova bolla che spaventa i mercati finanziari
«SIAMO sempre noi, vi ricordate di noi, sì?
Il popolo delle scatole di cartone cacciati dalla terra promessa di Wall Street. Beh, siamo tornati, le nostre scatole vuote si stanno di nuovo riempiendo di soldi e la bolla si rigonfia.
Tutto doveva finire, remember September?, ricordate il settembre nero. E tutto è ricominciato».
Dalle finestre a vetri, il traffico di passanti e delle poche auto strozzate nella strettoia di Times Square sotto i nostri piedi si coagula e si liquefa come se nulla fosse mai accaduto e il settembre nerissimo sembra, come un altro settembre, un incubo sfumato nel ricordo.
L' uomo che guarda la strada dalla vetrata, uno dei pochi scampati ai giorni dei lunghi coltelli, quando nomi come Lehman Brothers, Bear & Sterns, Merryl Linch, Citibank, Bank of America, per non citare neppure i mega pataccari alla Bernie Madoff, sprofondavano o sbandavano, riesce persino a sorridere.
«Vedi la gente là sotto? Non sono cambiati loro, non siamo cambiati noi.
Tutti vogliono fare soldi, tutti hanno paura di perderli quando li hanno.
Fino a quando esisteranno gli uomini, esisteranno le bolle».
Qui nella trading room, nel termitaio del salone scambi di questa grande maison finanziaria, come in tutte le altre che un anno fa dovevano morire e un anno dopo guardano il corso delle proprie azioni puntare di nuovo alla stratosfera, il vento, se potesse entrare dalle finestre sigillate, porterebbe non più la paura di andarea fondo, ma semmai il timore di volare troppo in alto.
In ogni ufficio di Goldman Sachs, che in un anno ha visto il proprio «stock» passare dai 49 dollari del novembre 2008 ai quasi 180 di ieri, di Morgan Stanley (dagli 11 dollari di un anno fa ai 33), di Citigroup (da1 dollaroe 11 centesimi all' inizio dell' anno ai 4 di ieri), blaterano all' unisono gli schermi piatti sintonizzati sulla network che fae disfa il mercato, la CNBC, sparando messaggi e profezie contraddittorie.
Ma tra annunci di prossime catastrofi portate dai pessimistie l' ottimismo garrulo di Jim Cramer, seguitissimo miliardario da talk show che esorta tutti a buttarsi dentro la nuova bolla, la sola certezzaè che 12 mesi dopo quell' epifania di cartone che fece gridare alla «fine del capitalismo» non è cambiato nulla.
«Si è organizzata un po' di messinscena per dare alle gente l' impressione che fossero finalmente arrivati i governi a mettere ordine e regole, ma chi ha voluto speculare al ribasso, al rialzo, con i famosi derivati e con i fondi hedge lo ha continuato a fare» urla Jim Cramer.
Una ex managing director di Lehman Brothers cacciata con la scatola di cartone piena di merendine zuccherosee di pillole alla caffeina, che era arrivata a incassare un milione e mezzo di bonus a fine 2007 (più lo stipendio), si è concessa una vacanza di sei mesi e ha fatto il giro del mondo, dal Bangladesha Londra, dalla Terra del Fuoco al Vietnam.
E' tornata, ha telefonato ai suoi ex clienti e colleghi, ha creato una propria finanziaria e finirà il 2009 con un portfolio da 750 milioni di dollari.
«Quello che i governi fanno finta di non capire è che i soldi veri, i miliardi, non sono mai scomparsi».
Scrive Fortune che le prime 100 corporation americane hanno complessivamente riserve liquide per 948 miliardi di dollari, che tengono stretti in attesa di avere la certezza che la buriana politica sia passata.E poi? «E poi li dovranno investire. Appena l' inflazione ripartirà, come ripartirà con il disavanzo pubblico creato per salvarci, non potranno tenerli nel materasso a perdere valore.
Guardi la gente là sotto,a Broadway,a Times Square. Mangiano, bevono, spendono, comprano. Consumano.
E quando si saranno convinti che l' Apocalisse non c' è stata, che non saranno spazzati via da un altro ' 29, i soldi ricomincerannoa bruciare in tascae vorranno rendimenti migliori di quello 0,5% all' anno chei buoni del Tesoro oggi gli offrono.E noi siamo qui, per accoglierli».
C' è un piccolo indice, in Borsa, che racconta meglio di tutti perché si stia riformando la "bolla".
Si chiama "Vix" e non è un prodotto per il raffreddore. Sta per "Volatility Index"e segnala appunto la volatilità, la violenza degli sbalzi nelle quotazioni.
E' tornato ai massimi dell' anno, spinto dal Dow Jones capace di perdere e di guadagnare il 2% in 48 ore e garantisce che il mare di soldi sciabordanti nella stiva dell' economia tornerà a cercare quegli strumenti di vera, o illusoria, protezione finanziaria che si chiamano "derivate" e "hedge funds".
Proprio quei prodotti che furono accusati di avere causato il giudizio universale del settembre 2008 e avrebbero dovuto essere spazzati via.
Si era sparso il panico delle retribuzionie della fine dell' età dell' oro, i "bonus" di fine anno, quelle mostruosità che avevano regalato al presidente della Morgan Stanley, John Mack, soprannominato "Big Mac" come la polpetta a due piani della McDonald' s, 40 milioni di dollari a fine 2006.
Un record che aveva resistito appena due giorni, fino a quando la rivale Goldman Sachs attribuì al proprio leader maximo, Lloyd Blankfein, 53,4 milioni di dollari.
Ma nessuna delle grandi banche ha atteso che la ghigliottina delle famose "nuove regole" immaginate per rabbonire le folle, cadesse sui loro manager. «Ci siamo semplicemente aumentati gli stipendi, per compensare il fatto che per un po' di tempo avremmo dovuto limitare i bonus di fine anno» sorride l' uomo che guarda Times Square. Anche la mongolfiera che da sempre fa volare o precipitare nel proprio cestello l' economia americana prende quota: la casa. A San Francisco per prima, ma addirittura anche a Miami, la terra del disastro immobiliare, le case si ricominciano a vendere, sia pure a prezzi di saldo.
Le banche, coni miliardi di profittie di liquido pompati dalla Fed a tasso zero nelle loro casseforti, devono tornare a prestarli al 5%, perché le banche per questo esistono, per lucrare fra il costoe il rendimento del danaro,e il governo estende per altri tre mesi l' abbuono fiscale di8 mila dollari sull' acquisto.
Il vento della nuova speculazione non soffia ancora nelle case dei senza lavoro, che sono ormai quasi il 10%. Ma l' occupazione è sempre l' ultima a svegliarsi dal coma della recessione, perché le aziende aspettano prima di riassumere.
«Siamo rimasti in meno, noi delle scatole di cartone, e un terzo di quelli che sparecchiavano bonus nel 2007 hanno cambiato lavoro o città» dice l' uomo che guarda la bolla gonfiarsi dalla vetrata su Times Square.
«Per ora, chi di noiè sopravvissuto vive alla giornata, sapendo che tutto può finire domattina, come il 15 settembre del 2008, perché nienteè cambiatoe il danaro non sta mai fermo, si riversa oggi sull' oro, poi sul petrolio, poi sulle Borse, poi sui derivati, poi sull' immobiliaree anchei governi più sinceri sono come i bagnanti che vogliono vuotare il mare con il cucchiaio delle loro regole.
La lezione del fallimento delle Lehman Brothers non ha insegnato a noi, ma ai governi, il rischio di voler fare i duri davvero. Usano i loro soldi per salvarci, quando si accorgono che siamo ormai diventati troppo grandi per lasciarci fallire».
Come sempre? «Come sempre».
la Repubblica.it
Il popolo delle scatole di cartone cacciati dalla terra promessa di Wall Street. Beh, siamo tornati, le nostre scatole vuote si stanno di nuovo riempiendo di soldi e la bolla si rigonfia.
Tutto doveva finire, remember September?, ricordate il settembre nero. E tutto è ricominciato».
Dalle finestre a vetri, il traffico di passanti e delle poche auto strozzate nella strettoia di Times Square sotto i nostri piedi si coagula e si liquefa come se nulla fosse mai accaduto e il settembre nerissimo sembra, come un altro settembre, un incubo sfumato nel ricordo.
L' uomo che guarda la strada dalla vetrata, uno dei pochi scampati ai giorni dei lunghi coltelli, quando nomi come Lehman Brothers, Bear & Sterns, Merryl Linch, Citibank, Bank of America, per non citare neppure i mega pataccari alla Bernie Madoff, sprofondavano o sbandavano, riesce persino a sorridere.
«Vedi la gente là sotto? Non sono cambiati loro, non siamo cambiati noi.
Tutti vogliono fare soldi, tutti hanno paura di perderli quando li hanno.
Fino a quando esisteranno gli uomini, esisteranno le bolle».
Qui nella trading room, nel termitaio del salone scambi di questa grande maison finanziaria, come in tutte le altre che un anno fa dovevano morire e un anno dopo guardano il corso delle proprie azioni puntare di nuovo alla stratosfera, il vento, se potesse entrare dalle finestre sigillate, porterebbe non più la paura di andarea fondo, ma semmai il timore di volare troppo in alto.
In ogni ufficio di Goldman Sachs, che in un anno ha visto il proprio «stock» passare dai 49 dollari del novembre 2008 ai quasi 180 di ieri, di Morgan Stanley (dagli 11 dollari di un anno fa ai 33), di Citigroup (da1 dollaroe 11 centesimi all' inizio dell' anno ai 4 di ieri), blaterano all' unisono gli schermi piatti sintonizzati sulla network che fae disfa il mercato, la CNBC, sparando messaggi e profezie contraddittorie.
Ma tra annunci di prossime catastrofi portate dai pessimistie l' ottimismo garrulo di Jim Cramer, seguitissimo miliardario da talk show che esorta tutti a buttarsi dentro la nuova bolla, la sola certezzaè che 12 mesi dopo quell' epifania di cartone che fece gridare alla «fine del capitalismo» non è cambiato nulla.
«Si è organizzata un po' di messinscena per dare alle gente l' impressione che fossero finalmente arrivati i governi a mettere ordine e regole, ma chi ha voluto speculare al ribasso, al rialzo, con i famosi derivati e con i fondi hedge lo ha continuato a fare» urla Jim Cramer.
Una ex managing director di Lehman Brothers cacciata con la scatola di cartone piena di merendine zuccherosee di pillole alla caffeina, che era arrivata a incassare un milione e mezzo di bonus a fine 2007 (più lo stipendio), si è concessa una vacanza di sei mesi e ha fatto il giro del mondo, dal Bangladesha Londra, dalla Terra del Fuoco al Vietnam.
E' tornata, ha telefonato ai suoi ex clienti e colleghi, ha creato una propria finanziaria e finirà il 2009 con un portfolio da 750 milioni di dollari.
«Quello che i governi fanno finta di non capire è che i soldi veri, i miliardi, non sono mai scomparsi».
Scrive Fortune che le prime 100 corporation americane hanno complessivamente riserve liquide per 948 miliardi di dollari, che tengono stretti in attesa di avere la certezza che la buriana politica sia passata.E poi? «E poi li dovranno investire. Appena l' inflazione ripartirà, come ripartirà con il disavanzo pubblico creato per salvarci, non potranno tenerli nel materasso a perdere valore.
Guardi la gente là sotto,a Broadway,a Times Square. Mangiano, bevono, spendono, comprano. Consumano.
E quando si saranno convinti che l' Apocalisse non c' è stata, che non saranno spazzati via da un altro ' 29, i soldi ricomincerannoa bruciare in tascae vorranno rendimenti migliori di quello 0,5% all' anno chei buoni del Tesoro oggi gli offrono.E noi siamo qui, per accoglierli».
C' è un piccolo indice, in Borsa, che racconta meglio di tutti perché si stia riformando la "bolla".
Si chiama "Vix" e non è un prodotto per il raffreddore. Sta per "Volatility Index"e segnala appunto la volatilità, la violenza degli sbalzi nelle quotazioni.
E' tornato ai massimi dell' anno, spinto dal Dow Jones capace di perdere e di guadagnare il 2% in 48 ore e garantisce che il mare di soldi sciabordanti nella stiva dell' economia tornerà a cercare quegli strumenti di vera, o illusoria, protezione finanziaria che si chiamano "derivate" e "hedge funds".
Proprio quei prodotti che furono accusati di avere causato il giudizio universale del settembre 2008 e avrebbero dovuto essere spazzati via.
Si era sparso il panico delle retribuzionie della fine dell' età dell' oro, i "bonus" di fine anno, quelle mostruosità che avevano regalato al presidente della Morgan Stanley, John Mack, soprannominato "Big Mac" come la polpetta a due piani della McDonald' s, 40 milioni di dollari a fine 2006.
Un record che aveva resistito appena due giorni, fino a quando la rivale Goldman Sachs attribuì al proprio leader maximo, Lloyd Blankfein, 53,4 milioni di dollari.
Ma nessuna delle grandi banche ha atteso che la ghigliottina delle famose "nuove regole" immaginate per rabbonire le folle, cadesse sui loro manager. «Ci siamo semplicemente aumentati gli stipendi, per compensare il fatto che per un po' di tempo avremmo dovuto limitare i bonus di fine anno» sorride l' uomo che guarda Times Square. Anche la mongolfiera che da sempre fa volare o precipitare nel proprio cestello l' economia americana prende quota: la casa. A San Francisco per prima, ma addirittura anche a Miami, la terra del disastro immobiliare, le case si ricominciano a vendere, sia pure a prezzi di saldo.
Le banche, coni miliardi di profittie di liquido pompati dalla Fed a tasso zero nelle loro casseforti, devono tornare a prestarli al 5%, perché le banche per questo esistono, per lucrare fra il costoe il rendimento del danaro,e il governo estende per altri tre mesi l' abbuono fiscale di8 mila dollari sull' acquisto.
Il vento della nuova speculazione non soffia ancora nelle case dei senza lavoro, che sono ormai quasi il 10%. Ma l' occupazione è sempre l' ultima a svegliarsi dal coma della recessione, perché le aziende aspettano prima di riassumere.
«Siamo rimasti in meno, noi delle scatole di cartone, e un terzo di quelli che sparecchiavano bonus nel 2007 hanno cambiato lavoro o città» dice l' uomo che guarda la bolla gonfiarsi dalla vetrata su Times Square.
«Per ora, chi di noiè sopravvissuto vive alla giornata, sapendo che tutto può finire domattina, come il 15 settembre del 2008, perché nienteè cambiatoe il danaro non sta mai fermo, si riversa oggi sull' oro, poi sul petrolio, poi sulle Borse, poi sui derivati, poi sull' immobiliaree anchei governi più sinceri sono come i bagnanti che vogliono vuotare il mare con il cucchiaio delle loro regole.
La lezione del fallimento delle Lehman Brothers non ha insegnato a noi, ma ai governi, il rischio di voler fare i duri davvero. Usano i loro soldi per salvarci, quando si accorgono che siamo ormai diventati troppo grandi per lasciarci fallire».
Come sempre? «Come sempre».
la Repubblica.it
Il Comune: «C’è la crisi del mercato»
Abbassati i prezzi dei palazzi in vendita
Verona, nuove valutazioni sul patrimonio storico: 30 milioni in meno nelle casse dalle alienazioni
VERONA — La crisi del mercato immobiliare costerà cara a palazzo Barbieri. E il prezzo rischia di essere di oltre una trentina di milioni di euro.
Il Comune di Verona ha infatti in programma di vendere 18 immobili di pregio.
Già ceduto palazzo Gobetti, adesso sono in lista Palazzo Forti, Palazzo Pompei, l’ex Convento di San Domenico (sede dei vigili urbani) e altri.
Nel piano di alienazioni approvato nel 2008 dal consiglio comunale, oltre ai Palazzi storici più noti, erano stati infatti inseriti la scuola Bon Brenzoni per 15 milioni; un immobile fra le vie Lenotti e Scarsellini, a San Zeno, per 700mila euro, l’ex sede della scuola elementare di Trezzolano, a 300mila euro, l’ex canonica della chiesa di Trezzolano a 250mila, l’ex scuola Albrigi di Moruri, a 100mila euro, l’ex sede della scuola elementare e materna di Magrano per 230mila euro, e l'ex scuola elementare in via Scopella, per 270mila euro.
CORRIERE DEL VENETO.it
Verona, nuove valutazioni sul patrimonio storico: 30 milioni in meno nelle casse dalle alienazioni
VERONA — La crisi del mercato immobiliare costerà cara a palazzo Barbieri. E il prezzo rischia di essere di oltre una trentina di milioni di euro.
Il Comune di Verona ha infatti in programma di vendere 18 immobili di pregio.
Già ceduto palazzo Gobetti, adesso sono in lista Palazzo Forti, Palazzo Pompei, l’ex Convento di San Domenico (sede dei vigili urbani) e altri.
Nel piano di alienazioni approvato nel 2008 dal consiglio comunale, oltre ai Palazzi storici più noti, erano stati infatti inseriti la scuola Bon Brenzoni per 15 milioni; un immobile fra le vie Lenotti e Scarsellini, a San Zeno, per 700mila euro, l’ex sede della scuola elementare di Trezzolano, a 300mila euro, l’ex canonica della chiesa di Trezzolano a 250mila, l’ex scuola Albrigi di Moruri, a 100mila euro, l’ex sede della scuola elementare e materna di Magrano per 230mila euro, e l'ex scuola elementare in via Scopella, per 270mila euro.
CORRIERE DEL VENETO.it
06 novembre 2009
Mercato immobiliare, è arrivata la stagnazione
Sarà l'effetto – la traslazione locale nella fattispecie – della crisi economica globale dalla quale si stenta a venir fuori; sarà perché in giro di liquidità ce n'è poca; sarà perché la prudenza finanziaria in tempi difficili si impone; ma sarà, soprattutto, perché l'offerta s'è inflazionata e va inflazionandosi, possiamo ipotizzarlo, sempre più. Il dato adesso è certificato: nel primo semestre dell'anno in corso nella città di Messina – l'analisi è della "Gabetti" e fotografa solo la situazione del capoluogo – le quotazioni immobiliari sono rimaste stabili dopo anni, forse decenni potremmo dire, di crescita, talvolta lenta ma costante.
Leggere flessioni, fissate tra l'uno e il due per cento, si sono addirittura registrate in periferia.
Ma il dato che traccia meglio di ogni altro la cornice entro cui il mercato immobiliare si muove attualmente è il seguente: «sono state pochissime le transazioni e i tempi di vendita si sono allungati a sei mesi circa».
Se questa è la tendenza, che si proietta sul futuro immediato, ci aspettano tempi bui.
Perché la stagnazione del mercato immobiliare tocca un settore nevralgico della nostra economia, così poco incline a percorrere strade e sperimentare modelli di sviluppo che non siano quelli basati sul cemento – sempreché non sia qua e là depotenziato, come pure si teme – e sul mattone.
L'elemento principale in questo mercato bloccato è «la crescente distanza fra le soluzioni offerte, spesso grandi», ma non di nuova fattura, «e la domanda sempre più rivolta ai piccoli tagli».
Il mercato immobiliare riflette pertanto le nuove esigenze sociali: aumentano i "single" (e le separazioni), si mette su famiglia sempre più tardi.
Un po' di numeri. La disponibilità di spesa delle giovani coppie, con mutui al 100%, «consente in media – secondo la Gabetti Property Solutions – di arrivare a 120 mila euro e quindi di orientarsi verso i bilocali».
In questo contesto gli investitori stanno alla finestra alla ricerca dell'affare, come appartamenti di piccolo taglio nel centro storico in grado «di garantire il 6-7% di rendimento». Storicamente Messina beneficia, anche se meno rispetto ai decenni passati (Atenei sono stati fondati ovunque), della presenza di studenti universitari che pagano un «posto letto 170-180 euro al mese», ragione per la quale in taluni casi i genitori cercano immobili di piccolo taglio per i figli.
Lipari.biz
Leggere flessioni, fissate tra l'uno e il due per cento, si sono addirittura registrate in periferia.
Ma il dato che traccia meglio di ogni altro la cornice entro cui il mercato immobiliare si muove attualmente è il seguente: «sono state pochissime le transazioni e i tempi di vendita si sono allungati a sei mesi circa».
Se questa è la tendenza, che si proietta sul futuro immediato, ci aspettano tempi bui.
Perché la stagnazione del mercato immobiliare tocca un settore nevralgico della nostra economia, così poco incline a percorrere strade e sperimentare modelli di sviluppo che non siano quelli basati sul cemento – sempreché non sia qua e là depotenziato, come pure si teme – e sul mattone.
L'elemento principale in questo mercato bloccato è «la crescente distanza fra le soluzioni offerte, spesso grandi», ma non di nuova fattura, «e la domanda sempre più rivolta ai piccoli tagli».
Il mercato immobiliare riflette pertanto le nuove esigenze sociali: aumentano i "single" (e le separazioni), si mette su famiglia sempre più tardi.
Un po' di numeri. La disponibilità di spesa delle giovani coppie, con mutui al 100%, «consente in media – secondo la Gabetti Property Solutions – di arrivare a 120 mila euro e quindi di orientarsi verso i bilocali».
In questo contesto gli investitori stanno alla finestra alla ricerca dell'affare, come appartamenti di piccolo taglio nel centro storico in grado «di garantire il 6-7% di rendimento». Storicamente Messina beneficia, anche se meno rispetto ai decenni passati (Atenei sono stati fondati ovunque), della presenza di studenti universitari che pagano un «posto letto 170-180 euro al mese», ragione per la quale in taluni casi i genitori cercano immobili di piccolo taglio per i figli.
Lipari.biz
Parigi, "capitale del sonno" sogna la vita notturna
Regole più strette sugli orari, licenze rigide e rispetto del silenzio hanno progressivamente spento la Ville Lumière PARIGI – La trasgressione tutta paillettes e champagne ormai è solo un lontano ricordo.
Per Dj, cantanti, nottambuli e associazioni di creativi, la Ville Lumière rischia di diventare un mortorio, una città spenta.
Almeno dal punto di vista del divertimento notturno, finito nel mirino delle autorità, sempre più propense a reprimere in nome della quiete pubblica.
Ma una petizione di addetti ai lavori cerca di invertire la tendenza.
CORRIERE DELLA SERA.it
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